Armata Biancorossa, un gruppo di amici col Gualdo nel cuore

Stiamo vivendo tempi nei quali sono vietati gli assembramenti, bisogna rimanere a distanza dalle altre persone e non ci si può abbracciare.
C’era un tempo, invece, in cui ogni domenica ci si ritrovava per assmbrarsi, per rimanere compatti e per abbracciarsi.

Esattamente il 14 novembre di dieci anni fa, vedeva la luce l’Armata Biancorossa. Molti di voi la ricorderanno, magari i più giovani invece non ne sono a conoscenza. Era un gruppo ultras nato grazie a noi ragazzi (sì, anche io che sto scrivendo ne facevo orgogliosamente parte) che all’epoca avevamo una età compresa mediamente tra i 15 ed i 19 anni. Il nostro scopo era quello di tifare il Gualdo, la sua storia, la sua maglia e quei ragazzi che ogni domenica scendevano in campo per difendere quei gloriosi colori. (A proposito: sono rimasto veramente dispiaciuto nel constatare che, tranne noi di Gualdo Sport, nessuno si sia degnato di ricordare e celebrare in qualche modo i 100 anni del Gualdo Calcio che ricorrono nel 2020..).

Come è nata l’Armata Biancorossa

Molti di quelli che scendevano in campo erano nostri amici, conoscenti, compagni di banco. Chi arrivava da fuori era già un gualdese acquisito dopo un paio d’ore. Ed in questo clima che, in quel novembre 2010, si decise di creare qualcosa di strutturato, che rinverdisse i fasti di un tempo. Dalla fine degli anni ’80, a Gualdo, il tifo organizzato cominciò ad essere una cosa molto seria. Un proliferare di gruppi cominciò a fare la propria comparsa sui gradoni del Carlo Angelo Luzi, sempre più compatti, sempre più colorati, sempre più numerosi e rumorosi.
Così venne l’idea. Perchè non creare un nuovo gruppo? E’ vero, non si gioca più in palcoscenici importanti, in trasferta non si va più a Palermo ma a Pierantonio o a Bastia, ma se c’è la passione che importa?

Una crescita esponenziale

Ed ecco che, il 14 novembre 2010, lo striscione dell’Armata Biancorossa fece per la prima volta bella mostra di sè nella curva est. La partita era il “derby dell’Appennino” contro il Nocera, anche se in realtà di derby ce n’è uno solo.. risultato 5-1 per il Gualdo. Quel giorno non eravamo tantissimi, ma vuoi per la vittoria, vuoi per l’entusiasmo, il numero crebbe partita dopo partita.
Anche le trasferte ebbero un buon seguito. Memorabile quella di Marsciano, con una vittoria per 1-0 sotto un diluvio universale e con sciarpe e giacconi zuppi d’acqua. O quella di Cannara, sempre 0-1 sotto il diluvio l’anno dopo e festa finale perchè il pareggio della Narnese ci permetteva di andare ai playoff.
Nel primo anno l’Armata Biancorossa crebbe ancora, la squadra disputò un grande campionato e si arrivò ai playoff. Il 1 maggio 2011, allo stadio, c’erano 1000 persone per la gara contro il Trestina. Una settimana dopo, per la gara di ritorno, eravamo in 400 in terra tifernate. Si riscatenò un amore ed un senso di appartenenza che era andato un po’ smarrito negli ultimi anni, date le vicissitudini che tutti voi conoscete. I playoff finirono lì, ma noi, in cuor nostro, sentivamo in qualche modo di aver vinto.

Un gruppo di amici

Personalmente, chi vi parla per anni non ha saltato quasi nessuna partita del Gualdo, sia in casa che in trasferta, e come me tanti altri ragazzi che hanno seguito la squadra in maniera quasi viscerale. Nell’Armata Biancorossa avevo trovato amici che già conoscevo e me ne ero fatti di nuovi. Si attendeva la domenica per entrare da quel cancello, farsi strappare il biglietto e mettersi in piedi su quei gradoni, a cantare e ad abbracciarsi per un gol.
Sono passati dieci anni da quella prima volta. Per tantissimi motivi l’Armata Biancorossa si è ormai sciolta, così come è svanito quel senso di appartenenza che portava le persone ad andare allo stadio per vedere il Gualdo. Non voglio però fare polemiche, voglio solo ricordare quegli anni come una parte bellissima della mia adolescenza.

Ci sono tantissimi aneddoti che mi porto dietro. Come dimenticare la trasferta di Ostia, quando alcuni di noi partirono addirittura con una Fiat Seicento noleggiata sobbarcandosi 450 km di strada. Oppure quando andai in trasferta ad Orvieto, la settimana prima dei Giochi de le Porte, da solo ma sempre con il fedele striscione. Perchè quello che contava era esserci, sempre e comunque. Ci furono ottime presenze anche negli anni della D, dopo la fusione, quando affrontammo Siena, Pistoiese, Foligno ed anche di nuovo il Gubbio.
Tutte le volte che passo nella zona dello stadio mi prende un certo magone ed una certa nostalgia. Certo, non ho vissuto i tempi fastosi della C1, perchè ero troppo piccolo. Ma l’Armata Biancorossa la sentivo mia, e non mi importava se si giocasse contro una squadra di periferia o contro una squadra blasonata.

Per chi c’è sempre stato..

C’è un’ultima cosa che voglio ricordare. Assieme a noi, giovani adolescenti, c’erano sempre alcuni della vecchia guardia, ultimi baluardi di una passione che va oltre ogni logica. Non me ne vogliano tutti gli altri, ma voglio fare tre nomi: Enzo, Paolo, Maurizio. Loro sono sempre stati con noi, al nostro fianco. Ci hanno supportato e sopportato, e ci hanno anche scarrozzato, perchè molti di noi non avevano neanche la patente quando si doveva andare in trasferta. Il loro resistere in mezzo a tante intemperie è stato per me un grande insegnamento. A guardia di una fede, si dice nel mondo ultras.
Vorrei anche ringraziare tutti quei ragazzi che in quegli anni hanno contribuito a far crescere il nostro gruppo. Dagli striscioni preparati con tovaglie, stoffe e bombolette spray ai pranzi allo stadio prima della partita, sono tanti i momenti belli che abbiamo passato insieme.
L’Armata Biancorossa è e resterà sempre nel mio cuore. Cuore biancorosso, ovviamente, come diceva un coro che cantavamo sempre in curva est

Leonardo Bossi

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