L’arte di saper educare

educatore sportivo

E’ bene precisare che lo sport, nel periodo dello sviluppo, non è solo un semplice passatempo o un’attività ristoratrice, ma anche un mezzo di crescita. Alcuni forse non sanno che gran parte dei pedagoghi considera lo sport l’attività educativa per eccellenza, che permette di raggiungere la maturità con leggerezza e piacere. Ovviamente si riferiscono allo sport sano, non a quello malato di competizione e di protagonismo che porta a gesti malsani. Questo perché lo sport ha un enorme potenziale educativo e per poterlo esprimere ha bisogno di un progetto che «sappia offrire un criterio vivo per affrontare tutta la realtà». Per raggiungere buoni risultati, spesso non si ha bisogno di allenatori esagitati, egocentrici, maleducati, ma di semplici educatori che sappiano ascoltare.

L’influenza di un educatore dipende da ciò che egli è come persona e da come vive lo sport. E’ importante allora che un allenatore sia esempio di integrità, di coerenza, di giusto giudizio, di imparzialità, ma a anche di gioia di vivere, di pazienza, di capacità, di stima e di benevolenza verso tutti, di rispetto verso gli altri, specialmente di chi arbitra. Le urla, gli insulti, gli atteggiamenti fuori luogo non servono a nulla, sono solo comportamenti che dequalificano l’allenatore e l’ambiente che lo sostiene, questo perché un allenatore deve saper seminare e far germogliare il talento di un ragazzo, e non predisporlo all’arroganza.

I giovani per crescere e magari diventare “campioni” hanno bisogno di esempi, persone al quale fare riferimento, persone da ammirare, persone che tra dieci, venti, trenta anni ricorderanno come: “quello che mi ha allenato e che mi ha aiutato a crescere“.

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