Sessant’anni compiuti ieri, 16 dicembre, ma la stessa voglia di sempre di entrare in palestra, borsone in spalla. Maurizio Venturi, storico pivot del basket tra Marche e Umbria, resta una figura profondamente legata a Gualdo Tadino, città che ha segnato in modo decisivo la sua carriera sportiva e che lui stesso definisce senza esitazioni la sua “casa sportiva”.
L’occasione è l’intervista rilasciata al portale web del settimanale L’Azione di Fabriano, nella quale Venturi ripercorre oltre quarant’anni di pallacanestro vissuti da protagonista, tra campionati senior, promozioni, ritorni e, oggi, il maxibasket che lo vedrà ancora in campo con la Nazionale azzurra over 60 agli Europei di Atene del 2026.
La sua storia cestistica, come racconta lui stesso, non nasce prestissimo.
«In realtà abbastanza tardi – spiega – perché fino a sedici anni giocavo a calcio».
Un’operazione al ginocchio lo allontana dal pallone e lo avvicina al parquet, in un periodo in cui Fabriano vive l’epopea dell’Honky in A2 e poi in A1. È lì che Venturi, già due metri d’altezza, inizia a “studiare” da pivot osservando i grandi lunghi dell’epoca.
«Ho imparato e imitato tutti i trucchi del mestiere sotto canestro», ricorda.

Il vero punto di svolta arriva però a metà degli anni Ottanta. “L’approdo a Gualdo Tadino nel 1984/85 è stato il momento chiave: lì è iniziata veramente la mia vita cestistica“, racconta. Qui centra la prima storica promozione del Basket Gualdo in B2, sotto la guida di un altro fabrianese che ha fatto la storia: Giuliano Guerrieri.
Da quel momento la sua carriera si snoda tra Umbria e Marche: Benevento in serie B, Tolentino, Fabriano, Chiaravalle, Matelica, Jesi, Cannara, fino all’ultima stagione senior a Perugia nel 2023/24. Ma Gualdo resta una costante, un luogo di formazione e di ritorno.
Non manca un pizzico di rammarico per non aver mai vestito la maglia del Fabriano Basket in serie A. “Ci andai molto vicino nel 1996/97 – ricorda – feci tutta la preparazione in A2, ma l’ingaggio non si concretizzò“.
Un’occasione sfumata che però non cancella l’orgoglio per aver contribuito in modo decisivo alla rinascita del basket fabrianese con le promozioni ottenute con Spider e Janus. “La stagione 2012/13 con 30 vittorie su 30 partite resterà indimenticabile“.
In campo Venturi si è guadagnato rispetto ovunque abbia giocato. “Ho sempre rispettato tutti: avversari, dirigenti e arbitri. Le ho date e le ho prese sotto canestro, ma senza sceneggiate“, dice con la semplicità di chi ha vissuto il basket come scuola di vita.
E se il cuore resta diviso tra Fabriano e Gualdo Tadino, è proprio alla città umbra che Venturi lega alcune delle pagine più importanti del suo percorso. “Gualdo è stata la mia casa sportiva per lunghi tratti: lì sono cresciuto, lì è partita la mia carriera, lì sono tornato anche in età avanzata”.
Da quasi vent’anni, poi, c’è l’avventura con il maxibasket e con le Nazionali dei veterani. Un palmarès che parla da solo: “Dal 2008 ho conquistato undici medaglie d’oro tra Europei e Mondiali“.
Guardando al futuro, Venturi non esclude un ruolo dirigenziale. “Mi piacerebbe – confessa – credo di aver accumulato molta esperienza da mettere al servizio dei giovani“. E conclude: “Se ce ne fosse bisogno, due o tre cosette ai miei ‘lunghi’ potrei ancora insegnarle“.
A sessant’anni compiuti, con lo stesso spirito di sempre.

