Gualdo, Balducci e Campese lasciano la società

Nel giorno in cui il Gualdo Casacastalda cambia denominazione tornando Gualdo, lasciano il loro incarico Roberto Balducci e Marco Campese. È con la morte nel cuore che purtroppo abbandoniamo questo progetto” dice Balducci. “Anzi, in realtà non lo abbandoniamo, ma lo lasciamo per tutelare le famiglie e i ragazzi che ci hanno seguito in questi tre anni.” Quali sono i motivi? Balducci ne elenca tre.

“In primo luogo, nel nuovo progetto la mia figura non prevedeva più la carica di Direttore Generale, bensì quella di Direttore Tecnico del settore giovanile dagli Allievi in giù e della scuola calcio. Passare dal ruolo di direttore generale a quello di direttore tecnico avrebbe voluto dire un peso molto minore nel progetto che io stesso ho creato. E’ una decisione legittima della società, così come è legittima la mia idea di rifiutare questo incarico. Abbiamo creato, in questi tre anni assieme a Marco Campese a tutto il gruppo, una mole di lavoro importante. Ad oggi, non mi riconosco nella strategia della società. Abbiamo investito nel progetto della scuola calcio tre anni della nostra vita. Abbandoniamo il progetto per tutelare quelli a cui abbiamo raccontato quello che volevamo fare e che per questo ci hanno affidato i loro ragazzi. Non lo possiamo fare più e allora ce ne andiamo. In questa squadra e in questa città siamo stati giocatori, capitani e istruttori, quindi capirete con quanto dispiacere abbiamo preso questa decisione”.

Il secondo motivo” prosegue Balducci “è che secondo me, con l’uscita del gruppo Ecosuntek non ci sono abbastanza risorse economiche per ambire a fare in maniera adeguata i due progetti di prima squadra e settore giovanile/scuola calcio. Per fare entrambi bene si rischia di fare entrambi male. Ecosuntek ha dichiarato circa quattro mesi fa la sua decisione, ed in questo lasso di tempo non ci sono stati nuovi soggetti che si sono fatti avanti. Abbiamo chiesto lo spacchettamento della società, dividendo prima squadra e settore giovanile, ma ci è stato negato. Nel nostro progetto c’era la possibilità di alleggerire coloro che hanno sempre investito. Ci voleva tempo, non ce lo hanno dato

Il terzo motivo” conclude Balducci “è che io sono stato scelto da due persone che non ci sono più in società, ossia Roberto Biagiotti e Matteo Minelli. Non essendoci loro, la mia figura si rimette ad altri che hanno altre vedute. Volevo fare un calcio etico e costruito dal basso, e dico che ci sono riuscito per metà. La società ha deciso di cambiare nome: spero che questo possa scuotere la città e le persone che economicamente possono sostenerla.

Riguardo al possibile ingresso della famiglia Barberini, in ottica di una riunificazione dei settori giovanili, Balducci si esprime così: “sono stato contattato per partecipare ad una tavolo di trattative il 20 giugno. Chiamarmi il 20 giugno e coinvolgermi in questa strategia delicata credo sia un segnale di non considerare la mia figura. Non abbiamo trovato punti d’accordo in questi anni, ma lo preciso: non per problemi personali tra me e Roberto, ma per problematiche nelle visioni e nei progetti. Forse i tempi erano maturi, ma era una cosa da programmare e nell’ultimo anno non si è riusciti a farlo.

Anche Marco Campese ha poi voluto dire la sua durante la conferenza stampa. “Non siamo attaccati a soldi o cariche, abbiamo fatto di tutto in tre anni perché ci dava grande soddisfazione. Si era creato un bellissimo ambiente, tra i giovani mister, i ragazzi e le famiglie. Chi lavora deve essere tutelato, non solo economicamente. Il mio obiettivo era quello di dare una mano nel migliorare l’ambiente , penso che lo abbiamo fatto. La Scuola Calcio ha ricevuto anche tanti attestati e tanti riconoscimenti. Il nostro primo pensiero era quello di dare un servizio di prima fascia.

 

 

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