Dal calcio al Covid: la testimonianza di Lorenzo Galantini

Lorenzo Galantini

L’emergenza sanitaria che sta vivendo l’Italia ha portato alla ribalta la categoria degli operatori sanitari, quelli forse costretti al lavoro più duro anche e soprattutto da un punto di vista emotivo e psicologico.
Come Gualdo Sport, vogliamo farvi conoscere la testimonianza di uno sportivo gualdese, per l’esattezza un calciatore, che come infermiere opera in una delle regioni maggiormente colpite dal Covid-19, ossia l’Emilia Romagna. Stiamo parlando di Lorenzo Galantini, ex difensore centrale del Gualdo, per tutti il Babone.

Lorenzo Galantini vive a Piacenza dal novembre 2013, e lavora nell’ospedale cittadino “Guglielmo da Saliceto“. Ha iniziato nel reparto di nefrologia, mentre attualmente è in quello di geriatria. Nel mese di marzo, la situazione è stata assolutamente tragica.

Questo virus ci ha colti alla sprovvista” ci racconta Lorenzo. “All’inizio non sapevamo come comportarci, seguivamo dei protocolli ma più che altro agivamo per tentativi non essendoci rimedi farmacologici. Uno dei problemi maggiori è stato la mancanza di bombole di ossigeno, in quanto il consumo giornaliero era enorme“.

Piacenza è anche molto vicina alla Lombardia e a Codogno, dove tra l’altro vive e lavora in ambito sanitario un altro gualdese, Francesco Tamagnini. Quando le cose sono peggiorate a fine febbraio, anche nel piacentino la situazione è precipitata. “Facendo un rapporto tra il numero di contagiati e gli abitanti, Piacenza è la seconda città in Italia” afferma Lorenzo. “In poco tempo nel nostro ospedale sono state chiusi tutti i vari reparti e si parlava solo di emergenza sanitaria Covid. Chi non era positivo al Covid non veniva fatto entrare. Abbiamo registrato un numero altissimi di accessi: basti pensare che, per quanto riguarda l’uso della NIV (ventilazione non invasiva), in alcuni casi bisognava scegliere i pazienti in base alla loro età e alle patologie esistenti“. Per farvi un esempio, Piacenza ha registrato ad oggi 2953 casi e 655 morti.

Ora la situazione sembra migliorare, le terapie intensive soffrono meno ed i contagi sembrano scendere. “Ma guai ad abbassare la guardia” ci dice Lorenzo. “Basta un nulla per vanificare quanto di buono fatto. Bisognerà continuare ancora per un po’ di tempo con le misure in atto perchè il virus è sempre in agguato“.
Ma qual è l’aspetto peggiore per un infermiere in questa assurda situazione? “Le cose che più fanno male sono due” ammette Lorenzo. “La prima è che a volte vedi entrare persone in ospedale e ti rendi conto che probabilmente non riuscirai a salvarlo. La seconda è che purtroppo queste persone muoiono da sole, il che è straziante anche perchè tanti parenti e familiari ti chiamano e tu devi farti carico anche di questa situazione. Il carico di lavoro che ti devasta non è tanto quello fisico, ma quello emotivo. Torni a casa ed hai solo voglia di farti una doccia ed andare a dormire. Ho letto una frase, ed è vera: nessuna mascherina ci impedisce di respirare il dolore“.

Molto spesso in tv gli operatori sanitari vengono dipinti come degli eroi: una definizione che a Lorenzo non va giù. “Se c’è una cosa che mi dà fastidio è quella di dire che siamo eroi. L’eroe è colui che arriva dal nulla e risolve un problema. Noi operatori sanitari ci siamo ora e ci siamo sempre stati, ci siamo fatti il culo e siamo anche sottopagati. Quando sento che qualcuno ci fa passare come eroi non ci sto“.

Lorenzo Galantini

Anche dopo la partenza da Gualdo, Lorenzo Galantini non ha smesso di giocare a calcio ed ha anche vinto un campionato con la Bobbiese, nonostante alcuni gravi infortuni ed una operazione al ginocchio in programma per aprile e rimandata a data da destinarsi. Quando Galantini giocava con la maglia del suo Gualdo al centro della difesa, il coro dei tifosi era “Babone picchia per noi“.

Non sarà un eroe, come lui stesso dice, ma magari – se ci passa la metafora – ora il “Babone” starà difendendo i suoi pazienti da un altro avversario.

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