Gualdo Calcio, trenta anni fa la conquista del calcio professionistico

«Basta! Smetto». La partita era finita da dieci minuti e Angelo Barberini ripeteva questa frase mentre passeggiava nervosamente avanti e indietro, di fronte alla porta dello spogliatoio dello stadio di Fano. Altri dieci minuti e quella porta si apre. Gli occhi del Presidente si spalancano e anche la bocca: «Forzaaaa, che il prossimo anno saremo più forti di adesso!!»

Era il 13 maggio del 1990 e il Gualdo aveva da poco conosciuto la delusione di aver perso uno spareggio per salire nei professionisti contro l’Imolese, dopo due tempi supplementari e sotto gli occhi di ben duemilacinquecento gualdesi giunti in riva all’Adriatico con ogni mezzo, ma soprattutto con una colonna di pullman che a incrociarla lungo la Flaminia sembrava infinita.
Quella promessa, il Pres la mantenne. Non l’anno dopo, ma due. Ed esattamente trenta anni fa, il 31 maggio 1992, il Gualdo uscì dallo stadio Tommaso Fattori de L’Aquila, che per l’occasione fece registrare la capienza record di 12.838 spettatori, con in tasca il biglietto per un viaggio che da lì a quattordici anni avrebbe toccato gli stadi più importanti d’Italia e cavalcato sogni che fecero letteralmente star bene migliaia di gualdesi.

Il campionato di serie D 1991/1992 era stato dominato dai biancorossi, che alla fine lo vinsero davanti a Forlì, Riccione e Colligiana, le uniche tre squadre che riuscirono fino alla fine a reggere il passo dei ragazzi allenati da William Barducci e selezionati da un quasi debuttante Claudio Crespini. All’epoca, vincere il campionato non bastò. Bisognava affrontare in uno spareggio la vincente del girone F, cioè L’Aquila, allenata dall’umbro Leonardo Acori. Indubbiamente una delle squadre più forti dell’intera serie D italiana.
Entrambi le squadre arrivarono agli spareggi con un entusiasmo alle stelle. Gli abruzzesi avevano addirittura dovuto spareggiare con l’Acilia, piazzata a pari merito nella classifica del girone. Fu una gara logorante quella dello stadio Flaminio di Roma, terminata 2-0 dopo i tempi supplementari per i ragazzi di Acori, sospinti da un pubblico eccezionale.

Il Gualdo non era vista come la Cenerentola di turno, anche per via di quello spareggio di Fano di due anni prima, ma di certo era sfavorito. Vuoi per le qualità tecniche, vuoi per le dimensioni delle due città, che però, si sa, nel calcio contano meno di niente.
La partita di andata fu una disfatta per L’Aquila, che fu accolta a Gualdo Tadino da un Carlo Angelo Luzi strapieno, colorato e caloroso, ma soprattutto da due gol di Canestrari e Cardaccia. Ora bisognava superare lo scoglio ambientale dello stadio Fattori. E non fu affatto facile.
I biancorossi arrivarono in terra d’Abruzzo il giorno prima, quando protagonista assoluto fu un gatto “maone”, che fece fare marcia indietro al pullman della squadra, incagliandolo in una viuzza di Avezzano. Il motivo? Semplice: la superstizione del presidentissimo Barberini.

La gara iniziò bene per i millecinquecento gualdesi presenti allo stadio “accompagnati” dal Direttore Generale della RAI Gianni Pasquarelli, presente anche nel match di andata nella sua Gualdo. Una punizione di Biagini, dopo dieci minuti andò a finire dietro le spalle del portiere rossoblù Spuri. Un fabrianese che segnò a un fabrianese mise quindi l’esito della disputa praticamente in cassaforte e a nulla servirono il pareggio di Crialesi e l’incitamento di uno stadio letteralmente bollente.
Così, qualche minuto prima delle ore 18 di trenta anni fa, la voce di Gianni Lacchi in collegamento con Radio Tadino, annunciò via etere la promozione in serie C del Gualdo.

Quelli che non erano in Abruzzo si riversarono per le vie di una città, che già da settimane si era preparata alla doppia sfida, tappezzando i muri di volantini che incitavano a sostenere la squadra. Quando ancora sostenere la squadra significava sostenere la città stessa.
Qualche minuto prima delle ore 18 di quel 31 maggio, il Gualdo iniziava un percorso nel calcio professionistico che l’avrebbe portato di nuovo ad affrontare spareggi su spareggi, in stadi ben più importanti di quello de L’Aquila e con in palio la serie B. Spareggi, che purtroppo non ebbero lo stesso esito.

Tanti sarebbero gli aneddoti da raccontare per quello che successe un oggi di trenta anni fa. Al punto tale che meriterebbero un articolo a parte. È trascorso tanto tempo, ma non c’è gualdese, di quei millecinquecento, che non ricordi quella giornata con qualche curiosità, come l’essere stati costretti a uscire ben dieci minuti prima dallo stadio per motivi di ordine pubblico, vedendosi negata la gioia di esultare insieme ai calciatori.
Trenta anni. Sono cambiate naturalmente tante cose. Troppe. La più importante non è assolutamente la categoria di appartenenza del Gualdo, ma il calo drastico del senso di appartenenza. E non riguarda solo lo sport.

Mettere in risalto e ricordare ricorrenze come questa non è né inutile, né nostalgico. È solo dare un contributo affinché si sappia che l’unità, e quindi la forza, di una città una volta passò anche per questo. Per una squadra da sostenere insieme, per trasferte oceaniche, per le braciolate delle vittorie, per il campanilismo sano, per i talk show sportivi nelle due tv private, per la passione che Uno riversò su Quindicimila. Per un presidente innamorato della sua città, che quella sera si addormentò
beato tra i clamori di una Gualdo che festeggiava la serie C. Un presidente felice per una deviazione vincente, che una volta tanto non era stata solo di un attaccante, ma anche del pullman ad Avezzano.

A cura di Marco Gubbini

Il tabellino dell’incontro
Stadio “Tommaso Fattori” – L’Aquila – 31 maggio 1992
L’Aquila: Spuri, Oliviero, Cicchitti, Ferri, Manier, Lo Pinto, Di Chio, Gaeta (Aloisio 26’ st),
D’Agostino (Marcosanti 17’ st), Crialesi, Battistini. In panchina: Capulli, Ianni, Berti. All. Acori
Gualdo: Martinini, Osmani, Ricci, Luzi, Cardaccia, Biagini, Cancelli, Di Camillo, Pediconi (Avanzolini
18’ st), Paoletti (37’ st Mattiacci), Canestrari. In panchina: Raponi, Ceci, Bartocci. All. Barducci
Arbitro: Innocente di Udine
Marcatori: p.t. 11′ Biagini (G), 45′ (rig.) Crialesi
Ammoniti: Maniero e Battistini. Angoli: 9-0 per L’Aquila
Spettatori: 12.838

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